mercoledì 13 aprile 2016

Elsa Osorio | I Vent'anni d Luz




Buenos Aires, 1976, Liliana è una sovversiva detenuta in un campo di prigionia. Per la Storia sarà una dei tanti desaparecidos, ma per un sergente, stretto collaboratore del tenente colonnello Dufau, rappresenta la soluzione ai problemi della sua donna. Liliana, infatti, è in attesa di una bambina. E, come spesso accadeva durante il regime militare, quella bambina verrà sottratta alla madre naturale per essere accolta in una famiglia non sua. In un primo momento viene destinata a Miriam, la compagna del sergente carceriere, che in seguito a una vita dissoluta e ai ripetuti aborti clandestini non può avere figli. Poi, però, quando la figlia di Dufau, uno degli uomini più potenti del regime, perde la sua bambina durante il parto, il sergente si troverà costretto a cedere la neonata al suo superiore. Questa è la storia di quella bambina, Luz, che vent’anni dopo, grazie a tanti piccoli indizi e all’affetto di suo marito, anch’egli figlio di un desaparecido, ripercorre la propria esistenza in un’indagine intensa e frenetica che la porterà a Madrid sulle tracce del vero padre. Ma è anche la storia delle Abuelas, le «Nonne di plaza de Mayo», e di tante vite sconvolte dall’orrore della dittatura.



Per questo libro devo ringraziare Federica de Una ciliegia tira l'altra che me lo consigliò qualche tempo fa in una puntata del Recommendation Monday.
La storia dell'Argentina e dei Desaparecidos mi aveva sempre colpito parecchio, in particolare dopo aver visto il film Garage Olimpo. fu un vero shock, non conoscevo nel dettaglio ciò che accadde in quegli anni a Buenos Aires e in tutto lo Stato, e mi misi a cercare libri e film che mi aiutassero a approfondire la questione.

La vita di un dissidente (o presunto tale) alla fine degli anni Settanta, primi anni Ottanta, era costantemente in pericolo: un giorno qualunque poteva uscire di casa e non farne più ritorno. Dopo inenarrabili torture, sevizie e angherie, non vi era pietà nemmeno dopo la morte, anzi, l'affronto più grande era privare i familiari e le vittime di un corpo da piangere e da seppellire.
Quanti giovani divenirono cibo per i pescecani!!

Questo romanzo ci racconta di uno dei temi più scioccanti di quei terribili anni: la sottrazione dei neonati alle giovani prigioniere e l'adozione da parte dei militari stessi o di facoltose famiglie amiche del regime: bambini che di fatto sono desaparecidos sia per le famiglie che non hanno mai smesso di cercarli, sia perché ufficialmente non sono mai nati.

Solitamente è grazie alla tenacia delle loro nonne che vengono ritrovati: le abuelas di Plaza de Mayo hanno sfidato il regime militare, l'omertà e la connivenza armate dei loro fazzoletti bianchi e della loro forza d'animo, riuscendo in parecchi casi a ritrovare i propri nipoti e a conoscere la fine dei propri figli.
Qui invece è Luz, la figlia di desaparecidos che è stata cresciuta da una famiglia benestante, a cercare con ogni fibra del suo essere la verità sulla sua storia, benché molti la scoraggiassero o la prendessero per visionaria: l'istinto è stato più forte del timore di fallire e alla fine ha avuto le risposte che cercava. No, non sto facendo alcuno spoiler, perché il libro è strutturato in una lunga serie di flashbacks in cui Luz, ormai adulta è a Madrid per raccontare la sua storia a un certo Carlos, persona che ha cercato a lungo negli anni passati. Noi la ascoltiamo insieme a lui, e ricostruiamo con loro tutti gli aspetti di una vicenda ahimé comunissima a quei tempi.

Non possiamo non affezionarci a Luz e a Miriam, donna provata dalla vita ma capace ancora di grandi slanci d'umanità, una di quelle persone che vorrebbero essere ciniche e disincantate ma che non ce la fanno, nemmeno quando il mondo mostra loro la sua faccia più becera! Passeranno anni, ma sarà capace di mantenere una promessa a rischio della propria vita, e questo me l'ha resa sicuramente la preferita di tutto il romanzo!
La madre ufficiale di Luz è invece un personaggio che non riesco a giustificare, di quelle persone talmente adoranti verso i propri genitori che non riescono ad ammettere l'evidenza di un comportamento sbagliato nemmeno quando ne sono vittime. Purtroppo ne ho conosciuto anche personalmente di persone così e c'è ben poco da fare per tentare di aprirle gli occhi.

È una lettura che sicuramente consiglio, se non altro per conoscere un pezzo di storia che non troviamo sui libri di scuola, ma che ha segnato un'intera popolazione e di cui ancora si pagano le conseguenze.


STILE :     7
TRAMA:   8
COPERTINA:      7
PERSONAGGI:     9



8 commenti:

  1. Son davvero contenta di averti consigliata bene

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  2. Sono raccapriccianti gli orrori patiti dalle popolazioni del Sudamerica, tantissimi sia i libri sia i film che ne hanno narrato un pezzo di storia.
    Questo romanzo, da quanto leggo dalle tue parole, deve valerne proprio la pena.

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    1. Ciao Rosa, se hai dei titoli di film o libri da consigliarmi sul tema sono sempre ben accetti! Io per ora ho letto questo romanzo e "La ragazza dai capelli di fiamma" sul tema, più una raccolta di lettere dei detenuti o delle loro famiglie di cui ora non ricordo il titolo. Come film a parte Garage Olimpo ho visto anni fa "Hijos" con Stefania Sandrelli, recuperato in un noleggio di dvd e mai rivisto in giro!!

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  3. Complimenti per la recensione! :) Io inizio a segnarmelo, in attesa di essere dell'umore giusto. Non è esattamente il mio genere, ma mi ispira molto e sono curiosa, però so già di dover aspettare il momento adatto, per potergli dedicare l'attenzione che merita :)

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    1. Grazie Susi!! Hai ragione a voler aspettare il momento giusto, è una tematica forte e ha bisogno della giusta predisposizione d'animo! Un bacione!

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Grazie per aver letto fino a qui! Se mi lasci un commento sarò felicissima di leggerlo ^_^

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